Per una storiografia degli scritti francescani nella Penisola Iberica

 

For a Historiography of Franciscan Writings in the Iberian Peninsula

 

Antonella Bongarzone

Università per Stranieri di Perugia

a.b.bongarzone@gmail.com

 

Astratto

Vari sono gli scritti sul francescanesimo ed ampia è la bibliografia di riferimento. L’intento del lavoro è quello di offrire un percorso storiografico ragionato delle fonti principali per lo studio e l’analisi della storia dell’O.F.M. nel mondo iberico.

Parole chiave

Storiografia, Fonti, Bibliografia, O.F.M., Penisola Iberica

 

Abstract

There are various writings on Franciscanism and the bibliography on the topic is extensive. This paper offers a reasoned historiographic path of the main sources on the study and the analysis of the history of the O.F.M. in the Iberian world.

Keywords

Historiography, Sources, Bibliography, O.F.M., Iberian Peninsula

 

Il primo invito per la riscoperta delle fonti francescane fu nel 1968 quando due eminenti studiosi presentarono un’importante antologia.[1] Da questo primo intervento, nel 1977 fu prodotta la prima edizione delle Fonti Francescane.[2] Tale studio è da qualificarsi come il tentativo di «rendere disponibile a tutti un lavoro facilmente consultabile e completo come informazione», nato dalla «consapevolezza che la conoscenza delle origini (…) ne ha determinato la premessa e la garanzia di una linea di azione per il futuro»[3].

La storia è conosciuta per essere raccontata da fonti; ovvero il passato può essere conosciuto e ricostruito a mezzo di «testimoni»[4].

Furono privilegiate inizialmente, come fonti, le narrazioni storiche, le biografie e le agiografie, in aggiunta gli studiosi iniziarono ad esaminare i documenti giuridici (chartae o diplomata), atti di natura pubblica e privata redatti da cancellieri e notai, redatti in pergamena o trascritti in codici, conservati presso gli archivi ecclesiastici o pubblici.

Nacquero, così, durante la metà del xvii secolo, alcuni strumenti analitici e critici, come il celebre glossario di latino medievale di Charles du Cange e l’impostazione e lo sviluppo della scienza paleografica e diplomatica grazie anche all’opera di Daniel van Papenbroeck e Jean Mabillon.

Al principio del secolo xix in Germania si sviluppò una nuova filologia e sistematica per le edizioni critiche di testo. Si iniziò così, intorno agli anni Venti del ‘900, la redazione dei Monumenta Germaniae Historica; tale collezione sancì il primato di due grandi categorie di fonti: quelle narrative (scriptores) e quelle diplomatiche, ovvero i diplomi regi e imperiali (diplomata) ed in senso più ampio il carteggio archivistico. Su questa dicotomia si sarebbe imperniata, fino ad epoca recentissima, la grande maggioranza delle imprese erudite ed editoriali.

È chiaro che le fonti, di qualsiasi tipo, sono in grado, se ben interpretate, di offrire diversi gradi di informazioni. In un contesto argomentativo generale possiamo definirle come materiale storico, frammento del passato, privo di una vera e propria organizzazione ma collocabili in un determinato contesto. Compito dello studioso sarà quello di ricreare, attraverso i molteplici canali di informazione presenti nelle stesse fonti, il «disegno» originale, che non sarà mai distaccato dall’evento storico. Per permettere tale operazione si rende necessario comprendere a fondo le molteplici caratteristiche delle fonti, ovvero ricercare i loro caratteri formali, la tipologia di informazioni che trasmettono e gli obiettivi per i quali sono state prodotte. In questo modo sarà possibile individuare dove cercare determinate informazioni e che tipo di notizie sono in grado di fornire i diversi tipi di fonti.

Com’è noto la scienza storiografica divide le fonti tra quelle scritte[5] e quelle non scritte.[6]

Secondo l’originalità o l’ordine di precedenza la fonte può essere primaria, secondaria e terziaria. La prima rappresenta il materiale «di prima mano»; la seconda è un testo basato sulle fonti primarie che implica un trattamento di analisi, di sintesi e di interpretazione/valutazione; la terza è generalmente un lavoro di compendio di fonti secondarie.

Gli studi sul francescanesimo sono diversi e la bibliografia di riferimento è numerosa.[7] Certo è che non tutte le indagini sul tema hanno lo stesso impatto scientifico, ma tutti gli studi meritano, a vario titolo, di essere letti in quanto il loro contenuto fornirà sempre aspetti, dati e notizie interessanti che, in misura maggiore o minore, contribuiranno all’arricchimento culturale dell’Ordo fratum minorum.

Punto di partenza sono gli scritti che San Francisco ci ha trasmesso, il riferimento spazia dalle benedizioni, lettere, preghiere, cantici fino a giungere alle esortazioni. Si tratta di fonti originarie perché scritte di «proprio pugno» dall’Assisiate. Esse ci permettono di capire non solo come i contemporanei hanno capito la vita francescana, ma ci permettono anche di sapere come i ministri generali e la famiglia dei Minori ha compreso la vita e l’opera di San Francesco.

Sullo stesso piano si collocano gli scritti biografici. In particolare le biografie «ufficiali» che scrissero fra Tommaso da Celano S. Francisci Assisensis vita et miracula (1228/1247) e San Bonaventura da Bagnoreggio la Legenda Maior e Minor (1260/1263).

L’opera di Tommaso da Celano, commissionata da Gregorio IX ed usata anche nel processo di canonizzazione, è uno scritto sulla moralità del tempo, i valori umani ed il modello di perfezione religiosa. Tommaso da Celano, facendo ricorso a numerose testimonianze, seguì lo schema di biografia già adottato, e dunque collaudato, per quelle di San Martino di Tours, di San Benedetto da Norcia e di San Gregorio Magno.[8]

Organizzò l’opera in due parti: la prima narra la nascita e la giovinezza del Poverello fino al giungere al racconto delle stimmate ricevute sul monte La Vernia; la seconda parte, invece, racconta la Seconda Vita, ovvero descrive gli ultimi due anni di esistenza del Santo, la sua scomparsa e la sua glorificazione. A complemento di tale monumentale opera aggiunse il noto Trattato dei miracoli.

In questa stessa linea si inserisce anche lo scritto di San Bonaventura. Alcuni anni dopo la morte del Padre serafico, l’Ordine incaricava il suo Ministro generale per la redazione della biografia ufficiale. Con un linguaggio chiaro ed erudito e basato sulle fonti già utilizzate da Tommaso da Celano, San Bonaventura struttura l’opera in quindici capitoli che narrano la conversione e gli inizi dell’Ordine –nei primi quattro–, l’atteggiamento nei confronti della vita religiosa –negli otto successivi–, la morte e canonizzazione –negli ultimi tre– e i capitoli miracolosi inclusi nell’appendice finale. Una sintesi di questi scritti per uso corale fu composta nel 1263 il cui risultato fu la cosiddetta Legenda Minor.

Interessanti come le opere precedenti sono i Fioretti di San Francisco ed i suoi compagni, una biografia storica di autore anonimo che ricorre ad uno stile poetico e colloquiale.

Nella Penisola Iberica, oltre alla circolazione delle edizioni cinquecentesche, questi testi sono stati raccolti e tradotti nella Biblioteca de Autores Cristianos, con una prima edizione del 1945 dovuta a Juan R. de Legísima e Lino Gómez Canedo ed una seconda a cura di José Antonio Guerra, che dal 1991 ad oggi ha raggiunto molteplici ristampe.

Le cronache provinciali[9] e gli annali dell'Ordine scritti in età moderna sono però di particolare rilevanza poiché descrivono la parte vitale e la vera evoluzione dell’Ordine nel corso dei secoli.

In particolare per la Penisola si menzionano le cronache di Luis de Rebolledo;[10] di Damián Cornejo e di Eusebio González de Torres[11]; di José Torrubia;[12] le cronache di Antonio de Daza;[13] Francisco de Rojas;[14] le opere di Juan del Olmo;[15] di Francisco Quiñones[16] e di Manuel Barbado.[17]

Tra le numerose cronache generali quella stampata in Portogallo da frei Marcos de Lisboa,[18] Crónicas da Ordem dos Frades Menores,[19] divisa in tre parti e stampata nel 1556, 1562 e 1570, rappresenta il punto di riferimento per la storiografia francescana nella Penisola.

Le Crónicas sono una compilazione di fonti di riconosciuto prestigio; è lo stesso frate lusitano, infatti, a puntualizzare che al margine di ogni notizia riportata vengono indicati gli autori ed i testi o le massime autorità ecclesiastiche della fonte della notizia. Nel rendere noto al lettore/studioso il contesto da cui il frate lusitano aveva estrapolato le informazioni lo stesso riportava un’elencazione delle fonti e dei documenti utilizzati per la redazione dell’opera.

L’impostazione storiografica delle Crónicas è evidente, non solo per l’uso del portoghese e non del latino in grado di riconoscere a tale scritto il carattere dell’universalità, ma anche per le diverse tipologie di fonti utilizzate e l’utilizzo di un metodo rigorosamente cronologico.

L’opera di Francesco Gonzaga, scritta nel suo ultimo anno come Ministro generale, De Origine Seraphicae Religionis Franciscanae eiusque progressibus, de Regularis Observanciae institutione, forma administrationis ac legibus, admirabilique eius propagatione (Roma, 1587), rappresenta il punto essenziale per la ricostruzione storiografica delle fonti francescane. In perfetto latino dallo stile conciso, l’autore approfondisce l’origine dell’Ordine e i personaggi più rilevanti per poi descrivere ampiamente lo stato della questione della geografia conventuale francescana.

Sulla stessa scia e con uno schema molto simile al precedente appare lo scritto di Pedro Rodolfo Tosianense, Historiarum Seraphicae Religionis (Venezia, 1586).

Come l’opera di Gonzaga, anche lo scritto di Tosianense ricorre a vari fonti (orali, agiografiche, archivistiche e letterarie) ed è arricchito da alcuni diagrammi esplicativi, emblemi del Ordine e, soprattutto, da una serie di incisioni delle figure francescane più rilevanti.

Anche lo scritto di Luke Wadding, Scriptores Ordinis Minorum quibus accessit Syllabus Illorum, qui ex eodem Ordine pro fide Christi fortiter occubuerunt (Roma, 1650) offrì un apparato descrittivo degli scrittori francescani fino al xvii secolo. Dello stesso frate sono gli Annales Minorum seu trium ordinum a S. Francisco institutorum.

Luke Wadding è da considerarsi il padre della storiografia moderna dell’Ordine. Storico e teologo di origini irlandesi si formò nel collegio gesuitico di Lisbona e all’Università di Coimbra. Gli Annales, editi tra il 1624 ed il 1625 e pubblicati tra Lione e Roma, vennero concepiti in otto volumi di documenti sulla storia della Fraternità dal 1208 al 1540 e strutturati secondo il metodo usato da Cesare Baronio nei sui celebri Annales Ecclesiastici. L’opera di Wadding rappresenta una delle più importanti opere della storiografia ecclesiastica del xvii secolo per la varietà delle fonti e soprattutto per la vastità dei documenti inediti.

Il ricorso a un gran numero di fonti attentatemene vagliate, le ricerche archivistiche condotte presso l’Archivio della Curia Generalizia e l’Archivio Segreto Vaticano determinarono il valore ‘unico’ dello scritto poiché alcune vicende temporali, più tardi, provocarono la dispersione della documentazione da lui riprodotta. Il Wadding, poco prima della sua morte, affidò i sui appunti al suo collaboratore Francesco Harold; già nominato cronista dell’Ordine nel 1655. Nonostante l’ingente materiale lasciato dal suo maestro e altro materiale accumulato nelle sue ricerche questi non riuscì a pubblicare alcun volume. Seguitò invece a lavorare Antonio Melissano da Macro elaborando due supplementi; di cui uno venne pubblicato postumo a cura di Antonio da Turre.

L’opera venne benevolmente accolta dai conventi e dalle maggiori biblioteche europee ed ebbe così una vastissima diffusione.

Fu, invece, Giuseppe Maria Fonseca di Evora a curare una seconda edizione (1731-1736). Per maggiore praticità ogni tomo del Wadding venne scomposto in due tomi e la documentazione venne aggiornata grazie alle ricerche lasciate da Wadding ed Harold. Fonseca inserì all’inizio del primo volume la vita di Wadding scritta da Harold; eliminò le prefazioni ai singoli volumi mantenendo solo quella generale, vi aggiunse i due supplementi di Melissano e varie addizioni lasciate da Wadding al termine di ogni annata ed intervenne linguisticamente su alcune parole.[20]

Nel 1741 Giuseppe Maria d’Ancona elaborò un indice per agevolare la consultazione della seconda edizione (Syllabus universus rerum notabilum, Index hierachicus sive genealogicus e Index topographicus). Ai sedici volumi dell’edizione di Fonseca più l’indice di d’Ancona si aggiunse nel 1740 il XVIII volume ad opera di Giovanni da Lucca mentre lo stesso autore dell’indice elaboro il volume XIX. Nel 1794, Gaetano Michelesi e Eusebio Fermendžin curarono il XX volume. Tra il 1844 ed il 1866, Stanislao Melchiorri aggiunse ulteriori cinque volumi. L’opera venne completata da Alessandro Chiappini (volumi XXVI-XXX) e Bazilije Pandžić (volumi XXXI-XXXII) tra il 1933 ed il 1964.

Con i sui totali trentadue volumi l’opera iniziata da Wadding è da considerarsi il «gigante» della storiografia francescana che racconta la storia dell’Ordine, dei suoi conventi e delle sue provincie dal 1208 al 1680.[21]

Nel xvii secolo vennero alla luce opere diverse e interessanti dal punto di vista storico-legale. Tra queste spiccano i trattati di Pedro de Alba y Astorga Indiculus bullarii seraphici ubi litterae omnes apostolicae (Roma, 1655) e Diego Lequile Hierarchia franciscana in quatuor facies distributa (Roma, 1664), oltre ad altre raccolte legali-religiose e geografiche come la Chronologia historico legalis ordinis fratrum minorum (Napoli, 1650), Orbis Seraphicus di Domingo de Gubernatis (Roma, 1682) e, soprattutto, il noto Bullarium franciscanum, dove sono raccolti tutti i brevi rilasciati dalla Santa Sede alle istituzioni francescane dal 1218 al 1490.

Si ricorda qui che la legislazione dell’Ordine è composta dalla Regola non Bollata e la Bollata.[22]

Con i suoi ventiquattro capitoli, la Regola non bollata rappresenta gli sforzi organizzativi compiuti dalla Fraternità nel lungo periodo dal 1210 al 1221, quando, nel capitolo di Pentecoste, fu redatto il testo finale. Non costituisce un vera normativa dell’Ordine ma è un «modo di vivere» che descrive innanzitutto l'esperienza del Vangelo rivoluzionario di Francesco, le leggi espresse dai Frati Minori, le meditazioni molto dense, gli impulsi ascetici e mistici delle preghiere di Francesco missionario e predicatore.

Il documento finale, che è ancora in vigore per le tre famiglie dell’Ordine francescano, è la Regola Bollata; così chiamato perché approvato dalla bolla Solet annuere da Papa Onorio III il 29 novembre 1223.

Per alcuni, incluso Esser, la Regola Bollata è il risultato delle tensioni prevalenti nella Fraternità poiché non tutti potevano comprendere gli ideali di Francesco.[23]

Per altri, incluso Sabatier, nella Regola Bollata si avverte l’influenza negativa della gerarchia ecclesiastica; lo stesso giungerà che la Regola Bollata sia stata “la graduale cattura del movimento creato da Francesco e la mortificazione in rigide strutture ecclesiastiche” che conseguentemente aveva richiesto il «pagamento di qualsiasi freschezza e vigore spirituale»[24].

Quest’ultima interpretazione, recentemente ribadita da Feld,[25] tende ad accentuare l’influenza negativa degli uomini della Chiesa e dei suoi ministri nella stesura della Regola Bollata.

La Regola Bollata[26] non è un semplice riassunto della regola precedente, né una norma totalmente nuova senza alcun tipo di contatto con quella «vecchia»; si ritiene, invece, che essa rappresenti lo stadio finale di una lunga evoluzione in cui i nuovi elementi della Regola sono dettati dall’esperienza pratica della vita dell'Ordine e dalla necessità di adattare l'organizzazione di questo con i canoni della Chiesa.[27]

Certo, però, che le cronache rimangono la parte più interessante per la ricostruzione storiografica di varie vicende dell’Ordine.

Per il xviii secolo si ricorda la Primera parte de las Crónicas de la Provincia de San Diego de Andalucía de religiosos descalzos de N. P. San Francisco di Francisco de San Juan del Puerto (Sevilla, 1724), la Crónica de la Provincia de San Pedro de Alcántara de la Observancia de N. P. S. Francisco en los Reinos de Granada y Murcia di Tomás Montalvo (Granada, 1708) e la Segunda parte de las Crónicas de la Provincia de San Pedro de Alcántara de religiosos descalzos de N. P. San Francisco di Ginés de Alcaraz (Murcia, 1761)[28].

Numerosissime sono le cronache ancora manoscritte come quella di Bernardo Valderrama, adattata nel 1865 da fra Manuel Iñíguez[29] (Centuria Bética. Descripción y colección de noticias de la Provincia de Andalucía de la Regular Observancia de N. S. P. San Francisco), il celebre studio di Alonso de Torres, Chronica de la Santa Provincia de Granada de la Regular Observancia de N. P. San Francisco (1683)[30], e la Historia de la Provincia de Granada de los Frailes Menores de N. P. San Francisco di Salvador Laín y Rojas.[31] Si segnala in questa sede anche l’inedito ed interessante manoscritto di Francisco Valderrama Historia crítica de la Regla de los Frayles Menores desde su institución hasta este tiempo (1798) presso l’Archivio de la Provincia Bética Franciscana.[32]

Gli studi francescani nel quadro del xx secolo hanno ampliato il catalogo in modo tale che è difficile effettuare una classificazione dettagliata delle sue pietre miliari, poiché numerose sono le monografie ed altrettanto numerosi sono gli articoli, i documenti, le comunicazioni, le enciclopedie, gli atti a convegni e le riviste scientifiche. Concentrandosi sul quadro geografico iberico, e in una prospettiva generale della materia, emergono le opere di Lázaro Iriarte, Historia Franciscana (Valencia, 1979), di Ignacio Omaechevarría, Las clarisas a través de los siglos: apuntes para una historia de la Orden de Santa Clara (Madrid, 1972), e José García Oro, Francisco de Asís en la España Medieval (Santiago de Compostela, 1988).

Vari sono gli articoli inclusi nelle riviste scientifiche delle università e, soprattutto, in quelle con un aspetto eminentemente francescano come nel caso dell’Archivo Ibero-Americano, Eco Franciscano, Verdad y Vida e Revista Franciscana.

In esse è possibile rintracciare una moltitudine di scritti su vari argomenti di autorevoli studiosi dell’Ordine dei Frati Minori come quelli di Atanasio López, José María Pou y Martí, Manuel Rodríguez Pazos, Ignacio Omaechevarría, Juan Meseguer Fernández, Andrés Ivars, Fidel de Lejarza, León Amorós Payá, Arcángel Barrado Manzano, Juan Ruiz de Larrínaga, Manuel de Castro y Castro, Isaac Vázquez Janeiro y Ángel Uribe.[33]

Meritano di essere citati alcuni storici per aver riportato alla luce alcuni aspetti controversi e sconosciuti della vita dell’Ordine si indicano, a tal riguardo, gli scritti di Salvador Cabot Roselló, Felipe II, Señor de cuerpos y almas: los quebrantos de la Tercera Orden Regular de San Francisco (Malaga, 2005), e di Gonzalo Fernández-Gallardo Jiménez, La supresión de los Franciscanos Conventuales de España en el marco de la política religiosa de Felipe II (Madrid, 1999).

Sono, altresì, svariati gli articoli contenuti nelle riviste principali dell’Ordine: Archivum Franciscanum Historicum, Verdad y vida e TOR.

È indubbio che la storiografia francescana ci consegna la memoria storica e l'eredità spirituale di San Francesco affidata non solo all’imponente complesso delle sue biografie ma anche a una varietà di scritti di varia natura e consistenza;[34] scritti che si preparano ad affrontare «nuove sfide» secondo le nuove prospettive di ricerca delle varie discipline scientifiche.

 



[1] DESBONNETS, T., VORREUX, D., Saint François d’Assise, Documents, Écrits et premières biographies, Éditions Franciscaines, Paris 1968.

[2] Ora alla sua seconda edizione: E. Caroli (a cura di), Fonti Francescane, Padova, Editrici Francescane, 2004. Per tutti gli scritti di San Francesco è fondamentale l’edizione critica di ESSER, K., Gli scritti di San Francesco d’Assisi, Messaggero, Padova, 1982. Si veda anche ANDREOZZI, G., Storia delle Regole e delle Costituzioni dell’Ordine Francescano secolare, Guerra, Perugia, 1988. Per una bibliografia degli autori iberici su tale argomento si segnalano i lavori di: DE LEGÍSIMA, J., GÓMEZ CANEDO, L. (a cura di), San Francisco de Asís. Sus escritos. Las Florecillas. Biografías del santo por Celano, San Buenaventura y los Tres Compañeros. Espejo de perfección, Biblioteca de Autores Cristianos, Madrid, 1956; GARCÍA ARAGÓN, L., Concordancias franciscanas, Imprenta Apolo, Guatemala, 1975; RODRÍGUEZ, H. I., ORTEGA, C. A., Los escritos de san Francisco de Asís, Espigas, Murcia, 1985; SILVERA, I. São Francisco de Assis. Escritos e biografias de São Francisco de Assis, Crônicas e outros testemunho do primeiro século franciscano, Vozes-Cefepal, Petrópolis, 1981; GUERRA, J. A., San Francisco de Asís. Escritos. Biografias. Documentos de la época, Biblioteca de Autores Cristianos, Madrid, 2000.

[3] Cfr. per tutte le citazioni DESBONNETS, VORREUX, Saint François d’Assise, op. cit., p. 7.

[4] È attualmente in corso un progetto tendente all'identificazione e alla presentazione delle numerose categorie di fonti, la Typologie des sources du Moyen â occidentale, promossa dall’Università di Lovanio dal 1972, fondata da Léopold Genicot e ora diretta da René Noël. Il lavoro mira ad individuare la natura di ogni fonte indicando le regole per il suo utilizzo, in modo da determinare tutti gli elementi utili ed evitare interpretazioni erronee, infedeli o devianti.

[5] Ovvero quelle letterarie, narrative e documentali.

[6] Ovvero quelle orali e artistiche.

[7] FRASCADORE, E., OOMS, H., «Bibliografía delle Bibliografie Francescane», Archivum Franciscanum Historicum, 57 (1964), pp. 311-366.

[8] GUERRA, San Francisco de Asís, op. cit., pp. 135-136.

[9] ASENCIO, J., «Cronistas franciscanos», Memorias de la Academia Mexicana de la Historia, 13 (1954), pp. 56-90, 116-146, 220-248 e 271-336; CASTRO Y CASTRO, M., Bibliografía hispanofranciscana. [s.n.], Santiago de Compostela, 1994; SANZ VALDIVIESO, R., Crónicas franciscanas españolas (bibliografía) hasta el siglo xix, in GRAÑA CID, Mª. del M. (a cura di), I Congreso Internacional El franciscanismo en la península ibérica. Balance y perspectivas, AHEF-GBG, Barcelona, 2005, pp. 44-48; SÁNCHEZ GIL, F. V., La historiografía franciscana de la península ibérica en el siglo XX: bosquejo histórico, autores y obras, in GRAÑA CID, Mª. del M., I Congreso Internacional, op. cit., pp. 71-84.

[10] Oraciones funerales: en que se considera la vida y sus miserias, la muerte y sus prouechos (s.l., 1603).

[11] Chronica Seraphica, vida del glorioso patriarca San Francisco, y de sus primeros discipulos (Siviglia, 1698).

[12] Chronica de la seraphica religion del glorioso patriarcha San Francisco de Assis (Roma, 1756).

[13] Historia de las llagas de nuestro serafico padre San Francisco (Madrid, 1617).

[14] Anales de la Orden de los Menores (Valencia, 1652).

[15] Árbol seráfico de toda la orden de San Francisco (Barcellona, 1703).

[16] Compendium privilegiorum fratrum minorum et aliorum fratrum mendicantium ordine alphabetico congestum (Venezia, 1530).

[17] Compedio histórico Lego-Seráfico. Fundación de la Orden de los Menores, sus familias, provincias, conventos, individuos, timbres, grandezas y glorias más singulares (Madrid, 1745).

[18] Sulla figura di Marcos de Lisboa esiste una vasta bibliografia, si segnalano qui: DE FREITAS CARVALHO, J. A. (a cura di), Quando os Frades faziam História: de Marcos de Lisboa a Simão de Vasconcellos, C.I.U.H.E., Porto 2001; Id., Frei Marcos de Lisboa: cronista franciscano e Bispo do Porto, C.I.U.H.E., Porto 2002. In particolare si segnala il contributo di RUSCONI, R., Frei Marcos de Lisboa le “Crónicas da Ordem de Sao Francisco”: un raccoglitore delle memorie storiche e agiografiche del francescanesimo medievale, pp. 275-296.

[19] L’edizione consultata è quella stampata ad Alcalá tra il 1562 ed il 1567 e a Salamanca nel 1570. Esiste un’edizione anastatica della Crónicas con introduzione e note di DE FREITAS CARVALHO, J. A. (a cura di), Marcos de Lisboa Crónicas da Ordem dos Frades Menores, C.I.U.H.E., Porto 2001.

[20] Utilizzando deducit per deducat, vellet per velit, tu per vos, tibi per vobis.

[21] Tra l’ampia bibliografia si segnala CASALINI, F., Luke Wadding O.F.M.: l’annalista dei Francescani, Vita e Pensiero, Milano, 1936; ESHPETER, H., «Luc Wadding, sa vie et ses oeuvres», Studium, X (1957), pp.208-217; PANDŽIĆ, B., «Gli Annales Minorum di Luca Wadding», Archivium Franciscamun Historicum, 70 (1977), pp. 656-666. Si segnala altresì il profilo biografico dell’autore tracciato nell’appendice del volume PINACCINI, P., Padre Girolamo Gubovich (1865-1941), Ets, Milano, 2016, pp. 635-637.

[22] Tale argomento ha una vastissima bibliografia. Tra i vari autori si segnalano qui: FLOOD, D., Die Regula non bullata der Minderbrüder, Coelde, Werl, 1967; Introduzione alla Regola francescana : contributi e studi sulla Regola di S. Francesco, Edizioni francescane, Milano, 1969;; ESSER, K., Textkritische Untersuchungen zur Rnb, Editiones Collegii S. Bonaventurae ad Claras Aquas, Grottaferrata, 1974; GARRIDO, J., La forma de vida franciscana. Introducción teológica a la Regla de san Francisco de Asís, Editorial Aránzazu, Aránzazu, 1975; CONTI, M., CARDAROPOLI, G. L., Approccio storico-critico alle Fonti Francescane, Edizioni Antonianum, Roma, 1979, pp. 73-98; GARRIDO, J., La forma de vida franciscana ayer y hoy, Editorial Aránzazu , Aránzazu, 1985; RACCA, G., La Regola dei Frati Minori, Santa Maria degli Angeli, Assisi, 1986; Quaglia, A., La Regola francescana. Lettura storico-esegetica, Edizioni Porziuncola, Assisi, 1987; Id., Due regole a confronto: San Benedetto e San Francesco, Edizioni Messaggero, Padova, 1990; Id., Documenti sulla genesi della Regola francescana, bistrattati e distorti, in Studi Francescani, 96 (1999), pp. 177-187; Id., La vera genesi della Regola Francescana, S. Maria degli Angeli, Assisi, 2002; DOZZI, D., Il Vangelo nella Regola non bollata di Francesco d’Assisi, Istituto storico dei Cappuccini, Roma, 1989; VOLLOT, B., Hugues de Digne et la Règle de 1216, «Collectanea Franciscana», 66 (1996), pp. 381-429; Id., «La vie des frères mineurs de 1216», Miscellanea Francescana, 99 (1999), pp. 265-319; Id., «La Règle de frères mineurs de 1216», Franciscana. Bollettino della Società internazionale di studi Francescani, 2 (2000), pp. 137-151; PELLEGRINI, L., Contesti, tempi e ambienti della diffusione di un testo. A proposito della tradizione manoscritta della prima Regola minoritica, in Roma, magistra mundi. Mélanges offerts au P. Leonard E. Boyle OP, vol. II, Edizioni Jacqueline-Hamesse, Louvain-la-Neuve, 1998, pp. 667-685; CICERI, A., La Regula non bullata. Saggio storico-critico e analisi testuale, in ACCROCCA, F., CICERI, A., Francesco e i suoi frati, Edizioni. Biblioteca Francescana, Milano, 1998, pp. 125-264; BEZUNARTEA, J. M., Tras Francisco de Asís. Reflexiones espirituales, Curia Provincial de Capuchinos, México, 2000; SALVATORE, N., «La Regola francescana tra tensione ideale e concretezza storica», Italia Francescana, 78/1 (2003), pp. 111-161; Uribe, F., «Comentar hoy la regla franciscana. El “nuevo curso” en la interpretación de la Regla Bulada, cincuenta años despues del “Werkbuch”», Collectanea Franiscana, 76 (2006), pp. 119-160; Id., La Regla de san Francisco: letra y espíritu, Espigas, Murcia, 2006.

[23] Si veda ESSER, K., Origini e inizi del movimento e dell’Ordine francescano, Jaca Book, Milano, 1975, seconda edizione con introduzione di L. IRIARTE, Milano, 1997 e terza con introduzione di G. PASQUALE, Milano, 2009.

[24] SABATIER, P., Vie de Saint François d’Assise, Fischbacher, Paris, 1931. Così ZERBI, P., San Francesco d’Assisi e la Chiesa Romana, in Francesco d’Assisi nell’ottavo centenario della nascita, Edizioni Vita e Pensiero, Milano, 1982, p. 90; della stessa idea da CAMPAGNOLA, S., Francesco nei suoi scritti e nelle sue biografie dei secoli xiii-xiv, Porziuncola, Assisi, 198, p 36; SCHMUCKI, O., Gli scritti legislativi di san Francesco, in CONTI, M., CARDAROPOLI, G. L., Approccio storico-critico op. cit., pp. 90-96, l’autore definisce questo giudizio molto radicale”, p. 95. Si veda anche PAOLAZZI, C., Lettura degli “Scritti” di Francesco d’Assisi, Biblioteca Francescana, Milano, 2002, p. 365; MICCOLI, G., Francesco d’Assisi: Realtà e memoria di un’esperienza cristiana, Einaudi, Torino, 1991, pp. 73-97.

[25] FELD, H., Franziskus von Assisi und seine Bewegung, Wissensch Buchgesellschaf, Darmstadt, 1994; dello stesso avviso è DA SPINETOLI, O., Francesco: l’utopia che si fa storia. Campagnola, Assisi, 1999; più equilibrato è IOZELLI, F., «Francesco d’Assisi tra Vangelo e Chiesa», Frate Francesco 67 (2001), pp. 7-37.

[26] Per la Regola dei Frati Minori vi era un divieto di “annotazione interpretativa del testo normativo” che stabiliva, in caso di inosservanza, la scomunica prescritta da Niccolò III nel Exiit qui seminat ed accolta nel Liber Sextus; essa «risulta in effetti priva delle glosse di Giovanni di Andrea, che nell'apparato ordinario alla compilazione di Bonifacio VIII si arrestavano di fronte a tale costituzione dichiarando esplicitamente la volontà di obbedire al divieto»: SINISI, L., Oltre il Corpus iuris canonici, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2009, p. 224 nt. 288. Così anche ELIZONDO, F., «Bulla “Exiit qui seminat” Nicolai III (14 augusti 1279)», Laurentianum, 4 (1963), p. 79; IRIARTE, L., Storia del francescanesimo, Edizioni Dehoniane, Napoli, 1982, pp. 103-106. Le edizioni della Regola sono elencate da ELIZONDO, F., «Ponteficiae interpretationes Regulae franciscanae usque ad annum 1517», Laurentianum, 1(1969), p. 338.

[27] LEHMANN, L., La minorità nella Regola non bollata: proposte e reazioni, in PADOVESE, L. (a cura di), Minores et subditi omnibus. Tratti caratterizzanti dell’identità francescana. Edizioni Collegio S. Lorenzo da Brindisi (Laurentianum), Roma, 2003, pp. 98-118; URIBE, F., «Omnes vocentur fratres minores» (Reg NB 6,3). Verso un’identificazione della minorità alla luce degli Scritti di Francesco, in PADOVESE, Minores et subditi omnibus, op. cit., pp. 119-160.

[28] Una copia di questa cronaca è conservata presso l’Archivio Franciscano Ibero-Oriental de Madrid.

[29] Una delle copie è custodita presso l’Archivio de la Provincia Bética Franciscana del convento della Virgen de Loreto de Espartinas (Sevilla).

[30] Pubblicata solo nel 1996 dall’Editorial Cisneros di Madrid nella collana «Crónicas de España».

[31] Solo recentemente trascritta da Prudencio Leza Tello, Fundación Cultura y Misión Francisco de Asís, Martos (Jaén), 2012.

[32] Codice 24.

[33] SÁNCHEZ GIL, La historiografía franciscana…, op. cit., pp. 71-84.

[34] PAOLAZZI, Scritti di San Francesco d’Assisi, in CAROLI, Fonti Francescane..., op. cit., p. 29.