Università per Stranieri di Perugia
a.b.bongarzone@gmail.com
Astratto
Vari sono gli scritti sul francescanesimo ed ampia è la
bibliografia di riferimento. L’intento del lavoro è quello di offrire un
percorso storiografico ragionato delle fonti principali per lo studio e
l’analisi della storia dell’O.F.M. nel mondo iberico.
Parole chiave
Storiografia, Fonti, Bibliografia, O.F.M., Penisola
Iberica
Abstract
There are various writings on Franciscanism
and the bibliography on the topic is extensive. This paper offers a reasoned
historiographic path of the main sources on the study and the analysis of the
history of the O.F.M. in the Iberian world.
Keywords
Historiography, Sources, Bibliography, O.F.M., Iberian
Peninsula
Il primo
invito per la riscoperta delle fonti francescane fu nel 1968 quando due
eminenti studiosi presentarono un’importante antologia.[1] Da questo primo intervento, nel 1977 fu
prodotta la prima edizione delle Fonti Francescane.[2] Tale studio è da qualificarsi come il tentativo di
«rendere disponibile a tutti un lavoro facilmente consultabile e completo come
informazione», nato dalla «consapevolezza che la conoscenza delle origini (…)
ne ha determinato la premessa e la garanzia di una linea di azione per il
futuro»[3].
La
storia è conosciuta per essere raccontata da fonti; ovvero il passato può
essere conosciuto e ricostruito a mezzo di «testimoni»[4].
Furono
privilegiate inizialmente, come fonti, le narrazioni storiche, le biografie e
le agiografie, in aggiunta gli studiosi iniziarono ad esaminare i documenti
giuridici (chartae o diplomata), atti di natura pubblica e
privata redatti da cancellieri e notai, redatti in pergamena o trascritti in
codici, conservati presso gli archivi ecclesiastici o pubblici.
Nacquero,
così, durante la metà del xvii
secolo, alcuni strumenti analitici e critici, come il celebre glossario di
latino medievale di Charles du Cange e l’impostazione e lo sviluppo della scienza
paleografica e diplomatica grazie anche all’opera di Daniel van Papenbroeck e
Jean Mabillon.
Al
principio del secolo xix in
Germania si sviluppò una nuova filologia e sistematica per le edizioni critiche
di testo. Si iniziò così, intorno agli anni Venti del ‘900, la redazione dei Monumenta
Germaniae Historica; tale collezione sancì il primato di due
grandi categorie di fonti: quelle narrative (scriptores) e quelle
diplomatiche, ovvero i diplomi regi e imperiali (diplomata) ed in
senso più ampio il carteggio archivistico. Su questa dicotomia si sarebbe
imperniata, fino ad epoca recentissima, la grande maggioranza delle imprese
erudite ed editoriali.
È
chiaro che le fonti, di qualsiasi tipo, sono in grado, se ben interpretate, di
offrire diversi gradi di informazioni. In un contesto argomentativo generale
possiamo definirle come materiale storico, frammento del passato, privo di una
vera e propria organizzazione ma collocabili in un determinato contesto.
Compito dello studioso sarà quello di ricreare, attraverso i molteplici canali
di informazione presenti nelle stesse fonti, il «disegno» originale, che non
sarà mai distaccato dall’evento storico. Per permettere tale operazione si
rende necessario comprendere a fondo le molteplici caratteristiche delle fonti,
ovvero ricercare i loro caratteri formali, la tipologia di informazioni che
trasmettono e gli obiettivi per i quali sono state prodotte. In questo modo
sarà possibile individuare dove cercare determinate informazioni e che tipo di
notizie sono in grado di fornire i diversi tipi di fonti.
Com’è
noto la scienza storiografica divide le fonti tra quelle scritte[5] e quelle non scritte.[6]
Secondo l’originalità o l’ordine di precedenza la fonte può essere
primaria, secondaria e terziaria. La prima rappresenta il materiale «di prima
mano»; la seconda è un testo basato sulle fonti primarie che implica un
trattamento di analisi, di sintesi e di interpretazione/valutazione; la terza è
generalmente un lavoro di compendio di fonti secondarie.
Gli studi sul francescanesimo sono diversi e la bibliografia di riferimento
è numerosa.[7]
Certo è che non tutte le indagini sul tema hanno lo stesso impatto scientifico,
ma tutti gli studi meritano, a vario titolo, di essere letti in quanto il loro
contenuto fornirà sempre aspetti, dati e notizie interessanti che, in misura
maggiore o minore, contribuiranno all’arricchimento culturale dell’Ordo
fratum minorum.
Punto di partenza sono gli scritti che San Francisco ci
ha trasmesso, il riferimento spazia dalle benedizioni, lettere, preghiere,
cantici fino a giungere alle esortazioni. Si tratta di fonti originarie perché
scritte di «proprio pugno» dall’Assisiate. Esse ci permettono di capire non solo
come i contemporanei hanno capito la vita francescana, ma ci permettono anche
di sapere come i ministri generali e la famiglia dei Minori ha compreso la vita
e l’opera di San Francesco.
Sullo stesso piano si collocano gli scritti biografici.
In particolare le biografie «ufficiali» che scrissero fra Tommaso da Celano S.
Francisci Assisensis vita et miracula (1228/1247) e San Bonaventura da
Bagnoreggio la Legenda Maior e Minor (1260/1263).
L’opera di Tommaso da Celano, commissionata da Gregorio
IX ed usata anche nel processo di canonizzazione, è uno scritto sulla moralità
del tempo, i valori umani ed il modello di perfezione religiosa. Tommaso da
Celano, facendo ricorso a numerose testimonianze, seguì lo schema di biografia
già adottato, e dunque collaudato, per quelle di San Martino di Tours, di San
Benedetto da Norcia e di San Gregorio Magno.[8]
Organizzò l’opera in due parti: la prima narra la nascita
e la giovinezza del Poverello fino al giungere al racconto delle stimmate
ricevute sul monte La Vernia; la seconda parte, invece, racconta la Seconda
Vita, ovvero descrive gli ultimi due anni di esistenza del Santo, la sua
scomparsa e la sua glorificazione. A complemento di tale monumentale opera
aggiunse il noto Trattato dei miracoli.
In questa stessa linea si inserisce anche lo scritto di
San Bonaventura. Alcuni anni dopo la morte del Padre serafico, l’Ordine
incaricava il suo Ministro generale per la redazione della biografia ufficiale.
Con un linguaggio chiaro ed erudito e basato sulle fonti già utilizzate da
Tommaso da Celano, San Bonaventura struttura l’opera in quindici capitoli che
narrano la conversione e gli inizi dell’Ordine –nei primi quattro–,
l’atteggiamento nei confronti della vita religiosa –negli otto successivi–, la
morte e canonizzazione –negli ultimi tre– e i capitoli miracolosi inclusi
nell’appendice finale. Una sintesi di questi scritti per uso corale fu composta
nel 1263 il cui risultato fu la cosiddetta Legenda Minor.
Interessanti come le opere precedenti sono i Fioretti
di San Francisco ed i suoi compagni, una biografia storica di autore
anonimo che ricorre ad uno stile poetico e colloquiale.
Nella Penisola Iberica, oltre alla circolazione delle
edizioni cinquecentesche, questi testi sono stati raccolti e tradotti nella Biblioteca
de Autores Cristianos, con una prima edizione del 1945 dovuta a Juan R. de
Legísima e Lino Gómez Canedo ed una seconda a cura di José Antonio Guerra, che
dal 1991 ad oggi ha raggiunto molteplici ristampe.
Le cronache provinciali[9] e gli annali dell'Ordine scritti in età
moderna sono però di particolare rilevanza poiché descrivono la parte vitale e
la vera evoluzione dell’Ordine nel corso dei secoli.
In particolare per la Penisola si menzionano le cronache
di Luis de Rebolledo;[10]
di Damián Cornejo e di Eusebio González de Torres[11]; di José Torrubia;[12] le cronache
di Antonio de Daza;[13]
Francisco de Rojas;[14]
le opere di Juan del Olmo;[15] di Francisco Quiñones[16]
e di Manuel Barbado.[17]
Tra
le numerose cronache generali quella stampata in Portogallo da frei
Marcos de Lisboa,[18]
Crónicas da Ordem dos Frades Menores,[19] divisa in tre parti e stampata nel 1556, 1562
e 1570, rappresenta il punto di riferimento per la storiografia francescana
nella Penisola.
Le Crónicas sono una compilazione di fonti di
riconosciuto prestigio; è lo stesso frate lusitano, infatti, a puntualizzare
che al margine di ogni notizia riportata vengono indicati gli autori ed i testi
o le massime autorità ecclesiastiche della fonte della notizia. Nel rendere noto al lettore/studioso il contesto da
cui il frate lusitano aveva estrapolato le informazioni lo stesso riportava
un’elencazione delle fonti e dei documenti utilizzati per la redazione
dell’opera.
L’impostazione storiografica delle Crónicas è
evidente, non solo per l’uso del portoghese e non del latino in grado di
riconoscere a tale scritto il carattere dell’universalità, ma anche per le
diverse tipologie di fonti utilizzate e l’utilizzo di un metodo rigorosamente
cronologico.
L’opera
di Francesco Gonzaga, scritta nel suo ultimo anno come Ministro generale, De
Origine Seraphicae Religionis Franciscanae eiusque progressibus, de
Regularis Observanciae institutione, forma administrationis ac legibus,
admirabilique eius propagatione (Roma, 1587), rappresenta il punto
essenziale per la ricostruzione storiografica delle fonti francescane. In
perfetto latino dallo stile conciso, l’autore approfondisce l’origine
dell’Ordine e i personaggi più rilevanti per poi descrivere ampiamente lo stato
della questione della geografia conventuale francescana.
Sulla
stessa scia e con uno schema molto simile al precedente appare lo scritto di
Pedro Rodolfo Tosianense, Historiarum Seraphicae Religionis (Venezia,
1586).
Come
l’opera di Gonzaga, anche lo scritto di Tosianense ricorre a vari fonti (orali,
agiografiche, archivistiche e letterarie) ed è arricchito da alcuni diagrammi
esplicativi, emblemi del Ordine e, soprattutto, da una serie di incisioni delle
figure francescane più rilevanti.
Anche
lo scritto di Luke Wadding, Scriptores Ordinis Minorum quibus
accessit Syllabus Illorum, qui ex eodem Ordine pro fide Christi fortiter
occubuerunt (Roma, 1650) offrì un apparato descrittivo degli scrittori
francescani fino al xvii secolo.
Dello stesso frate sono gli Annales Minorum seu trium ordinum a S. Francisco
institutorum.
Luke
Wadding è da considerarsi il padre della storiografia moderna dell’Ordine. Storico
e teologo di origini irlandesi si formò nel collegio gesuitico di Lisbona e
all’Università di Coimbra. Gli Annales, editi tra il 1624 ed il 1625 e
pubblicati tra Lione e Roma, vennero concepiti in otto volumi di documenti
sulla storia della Fraternità dal 1208 al 1540 e strutturati secondo il metodo
usato da Cesare Baronio nei sui celebri Annales Ecclesiastici. L’opera
di Wadding rappresenta una delle più importanti opere della storiografia
ecclesiastica del xvii secolo per
la varietà delle fonti e soprattutto per la vastità dei documenti inediti.
Il
ricorso a un gran numero di fonti attentatemene vagliate, le ricerche
archivistiche condotte presso l’Archivio della Curia Generalizia e l’Archivio
Segreto Vaticano determinarono il valore ‘unico’ dello scritto poiché alcune
vicende temporali, più tardi, provocarono la dispersione della documentazione
da lui riprodotta. Il Wadding, poco prima della sua morte, affidò i sui appunti
al suo collaboratore Francesco Harold; già nominato cronista dell’Ordine nel
1655. Nonostante l’ingente materiale lasciato dal suo maestro e altro materiale
accumulato nelle sue ricerche questi non riuscì a pubblicare alcun volume.
Seguitò invece a lavorare Antonio Melissano da Macro elaborando due
supplementi; di cui uno venne pubblicato postumo a cura di Antonio da Turre.
L’opera
venne benevolmente accolta dai conventi e dalle maggiori biblioteche europee ed
ebbe così una vastissima diffusione.
Fu,
invece, Giuseppe Maria Fonseca di Evora a curare una seconda edizione (1731-1736).
Per maggiore praticità ogni tomo del Wadding venne scomposto in due tomi e la
documentazione venne aggiornata grazie alle ricerche lasciate da Wadding ed
Harold. Fonseca inserì all’inizio del primo volume la vita di Wadding scritta
da Harold; eliminò le prefazioni ai singoli volumi mantenendo solo quella
generale, vi aggiunse i due supplementi di Melissano e varie addizioni lasciate
da Wadding al termine di ogni annata ed intervenne linguisticamente su alcune
parole.[20]
Nel
1741 Giuseppe Maria d’Ancona elaborò un indice per agevolare la consultazione
della seconda edizione (Syllabus universus rerum notabilum, Index
hierachicus sive genealogicus e Index topographicus). Ai sedici
volumi dell’edizione di Fonseca più l’indice di d’Ancona si aggiunse nel 1740
il XVIII volume ad opera di Giovanni da Lucca mentre lo stesso autore
dell’indice elaboro il volume XIX. Nel 1794, Gaetano Michelesi e Eusebio
Fermendžin curarono il XX volume. Tra il 1844 ed il 1866,
Stanislao Melchiorri aggiunse ulteriori cinque volumi. L’opera venne completata
da Alessandro Chiappini (volumi XXVI-XXX) e Bazilije Pandžić
(volumi XXXI-XXXII) tra il 1933 ed il 1964.
Con
i sui totali trentadue volumi l’opera iniziata da Wadding è da considerarsi il
«gigante» della storiografia francescana che racconta la storia dell’Ordine,
dei suoi conventi e delle sue provincie dal 1208 al 1680.[21]
Nel
xvii secolo vennero alla luce
opere diverse e interessanti dal punto di vista storico-legale. Tra queste
spiccano i trattati di Pedro de Alba y Astorga Indiculus bullarii
seraphici ubi litterae omnes apostolicae (Roma, 1655) e Diego Lequile Hierarchia
franciscana in quatuor facies distributa (Roma, 1664), oltre ad altre
raccolte legali-religiose e geografiche come la Chronologia historico
legalis ordinis fratrum minorum (Napoli, 1650), Orbis Seraphicus di
Domingo de Gubernatis (Roma, 1682) e, soprattutto, il noto Bullarium
franciscanum, dove sono raccolti tutti i brevi rilasciati dalla Santa Sede
alle istituzioni francescane dal 1218 al 1490.
Si ricorda qui che la legislazione dell’Ordine è composta
dalla Regola non Bollata e la
Bollata.[22]
Con i suoi ventiquattro capitoli, la Regola non
bollata rappresenta gli sforzi organizzativi compiuti dalla Fraternità nel
lungo periodo dal 1210 al 1221, quando, nel capitolo di Pentecoste, fu redatto
il testo finale. Non costituisce un vera normativa dell’Ordine ma è un «modo di
vivere» che descrive innanzitutto l'esperienza del Vangelo rivoluzionario di
Francesco, le leggi espresse dai Frati Minori, le meditazioni molto dense, gli
impulsi ascetici e mistici delle preghiere di Francesco missionario e
predicatore.
Il documento finale, che è ancora in vigore per le tre
famiglie dell’Ordine francescano, è la Regola Bollata; così chiamato
perché approvato dalla bolla Solet annuere da Papa Onorio III il 29
novembre 1223.
Per alcuni, incluso Esser, la Regola Bollata è il
risultato delle tensioni prevalenti nella Fraternità poiché non tutti potevano
comprendere gli ideali di Francesco.[23]
Per altri, incluso Sabatier, nella Regola Bollata
si avverte l’influenza negativa della gerarchia ecclesiastica; lo stesso
giungerà che la Regola Bollata sia stata “la graduale cattura del
movimento creato da Francesco e la mortificazione in rigide strutture
ecclesiastiche” che conseguentemente aveva richiesto il «pagamento di qualsiasi
freschezza e vigore spirituale»[24].
Quest’ultima interpretazione, recentemente ribadita da
Feld,[25] tende ad accentuare l’influenza negativa
degli uomini della Chiesa e dei suoi ministri nella stesura della Regola
Bollata.
La Regola Bollata[26] non è un semplice riassunto della regola
precedente, né una norma totalmente nuova senza alcun tipo di contatto con
quella «vecchia»; si ritiene, invece, che essa rappresenti lo stadio finale di
una lunga evoluzione in cui i nuovi elementi della Regola sono dettati
dall’esperienza pratica della vita dell'Ordine e dalla necessità di adattare
l'organizzazione di questo con i canoni della Chiesa.[27]
Certo, però, che le cronache rimangono la parte più
interessante per la ricostruzione storiografica di varie vicende dell’Ordine.
Per il xviii secolo si ricorda la Primera parte de las Crónicas de la Provincia de San Diego de Andalucía de religiosos descalzos de N. P. San Francisco di Francisco de San Juan del Puerto (Sevilla, 1724), la Crónica de la Provincia de San Pedro de Alcántara de la Observancia de N. P. S. Francisco en los Reinos de Granada y Murcia di Tomás Montalvo (Granada, 1708) e la Segunda parte de las Crónicas de la Provincia de San Pedro de Alcántara de religiosos descalzos de N. P. San Francisco di Ginés de Alcaraz (Murcia, 1761)[28].
Numerosissime sono le cronache ancora manoscritte come
quella di Bernardo Valderrama, adattata nel 1865 da fra Manuel Iñíguez[29] (Centuria Bética. Descripción
y colección de noticias de la Provincia de
Andalucía de la Regular Observancia de N. S. P. San Francisco), il celebre studio di Alonso de
Torres, Chronica de la Santa
Provincia de Granada de la Regular Observancia de N. P. San Francisco
(1683)[30],
e la Historia de la Provincia de Granada de los Frailes Menores de N.
P. San Francisco di Salvador Laín y Rojas.[31]
Si segnala in questa sede
anche l’inedito ed interessante manoscritto di
Francisco Valderrama Historia crítica de la Regla de los Frayles
Menores desde su institución hasta este tiempo (1798) presso l’Archivio de la Provincia Bética Franciscana.[32]
Gli studi francescani nel quadro del xx secolo hanno ampliato il catalogo in modo tale che è difficile effettuare una classificazione dettagliata delle sue pietre miliari, poiché numerose sono le monografie ed altrettanto numerosi sono gli articoli, i documenti, le comunicazioni, le enciclopedie, gli atti a convegni e le riviste scientifiche. Concentrandosi sul quadro geografico iberico, e in una prospettiva generale della materia, emergono le opere di Lázaro Iriarte, Historia Franciscana (Valencia, 1979), di Ignacio Omaechevarría, Las clarisas a través de los siglos: apuntes para una historia de la Orden de Santa Clara (Madrid, 1972), e José García Oro, Francisco de Asís en la España Medieval (Santiago de Compostela, 1988).
Vari sono gli articoli inclusi nelle riviste scientifiche
delle università e, soprattutto, in quelle con un aspetto eminentemente
francescano come nel caso dell’Archivo Ibero-Americano, Eco
Franciscano, Verdad y Vida e Revista Franciscana.
In esse è possibile rintracciare una moltitudine di
scritti su vari argomenti di autorevoli studiosi dell’Ordine dei Frati Minori
come quelli di Atanasio López, José María Pou y Martí, Manuel Rodríguez Pazos,
Ignacio Omaechevarría, Juan Meseguer Fernández, Andrés Ivars, Fidel de Lejarza,
León Amorós Payá, Arcángel Barrado Manzano, Juan Ruiz de Larrínaga, Manuel de
Castro y Castro, Isaac Vázquez Janeiro y Ángel Uribe.[33]
Meritano di essere citati alcuni storici per aver riportato
alla luce alcuni aspetti controversi e sconosciuti della vita dell’Ordine si
indicano, a tal riguardo, gli scritti di Salvador Cabot Roselló, Felipe II,
Señor de cuerpos y almas: los quebrantos de la Tercera Orden Regular de San
Francisco (Malaga, 2005), e di Gonzalo Fernández-Gallardo Jiménez, La
supresión de los Franciscanos Conventuales de España en el marco de la
política religiosa de Felipe II (Madrid, 1999).
Sono, altresì, svariati gli articoli contenuti nelle
riviste principali dell’Ordine: Archivum Franciscanum Historicum, Verdad y vida e
TOR.
È indubbio che la storiografia francescana ci consegna la
memoria storica e l'eredità spirituale di San Francesco affidata non solo
all’imponente complesso delle sue biografie ma anche a una varietà di scritti
di varia natura e consistenza;[34]
scritti che si preparano ad affrontare «nuove sfide» secondo le nuove
prospettive di ricerca delle varie discipline scientifiche.
[1] DESBONNETS, T., VORREUX, D., Saint François d’Assise, Documents, Écrits et premières biographies, Éditions Franciscaines, Paris 1968.
[2] Ora alla sua seconda edizione: E. Caroli (a cura di), Fonti
Francescane, Padova, Editrici Francescane, 2004. Per tutti gli scritti di
San Francesco è fondamentale l’edizione critica di ESSER, K., Gli scritti di
San Francesco d’Assisi, Messaggero, Padova, 1982. Si veda anche ANDREOZZI,
G., Storia delle Regole e delle Costituzioni dell’Ordine Francescano
secolare, Guerra, Perugia, 1988. Per una bibliografia degli autori iberici
su tale argomento si segnalano i lavori di: DE LEGÍSIMA, J., GÓMEZ CANEDO, L.
(a cura di), San Francisco de Asís. Sus escritos.
Las Florecillas. Biografías del santo por Celano, San
Buenaventura y los Tres Compañeros. Espejo de perfección, Biblioteca
de Autores Cristianos, Madrid, 1956; GARCÍA ARAGÓN, L., Concordancias
franciscanas, Imprenta Apolo, Guatemala, 1975; RODRÍGUEZ, H. I., ORTEGA, C.
A., Los escritos de san Francisco de Asís, Espigas, Murcia, 1985;
SILVERA, I. São Francisco de Assis. Escritos e biografias de São Francisco de Assis,
Crônicas e outros testemunho do primeiro século franciscano, Vozes-Cefepal, Petrópolis,
1981; GUERRA, J. A., San Francisco de Asís.
Escritos. Biografias. Documentos de la época, Biblioteca de
Autores Cristianos, Madrid, 2000.
[3] Cfr. per tutte le citazioni DESBONNETS,
VORREUX, Saint François d’Assise, op. cit.,
p. 7.
[4] È attualmente in
corso un progetto tendente all'identificazione e alla presentazione delle
numerose categorie di fonti, la Typologie des sources du Moyen â occidentale,
promossa dall’Università di Lovanio dal 1972, fondata da Léopold Genicot e ora
diretta da René Noël. Il lavoro mira ad individuare la natura di ogni fonte
indicando le regole per il suo utilizzo, in modo da determinare tutti gli
elementi utili ed evitare interpretazioni erronee, infedeli o devianti.
[5] Ovvero quelle letterarie, narrative e documentali.
[6] Ovvero quelle
orali e artistiche.
[7] FRASCADORE, E., OOMS, H., «Bibliografía delle
Bibliografie Francescane», Archivum Franciscanum Historicum, 57 (1964),
pp. 311-366.
[8] GUERRA, San Francisco de Asís, op. cit., pp.
135-136.
[9] ASENCIO, J., «Cronistas franciscanos», Memorias de la Academia Mexicana de la Historia, 13 (1954), pp. 56-90, 116-146, 220-248 e 271-336; CASTRO Y CASTRO, M., Bibliografía hispanofranciscana. [s.n.], Santiago de Compostela, 1994; SANZ VALDIVIESO, R., Crónicas franciscanas españolas (bibliografía) hasta el siglo xix, in GRAÑA CID, Mª. del M. (a cura di), I Congreso Internacional El franciscanismo en la península ibérica. Balance y perspectivas, AHEF-GBG, Barcelona, 2005, pp. 44-48; SÁNCHEZ GIL, F. V., La historiografía franciscana de la península ibérica en el siglo XX: bosquejo histórico, autores y obras, in GRAÑA CID, Mª. del M., I Congreso Internacional, op. cit., pp. 71-84.
[10] Oraciones funerales: en que se considera la vida y sus miserias, la muerte y sus prouechos (s.l., 1603).
[11] Chronica Seraphica, vida del glorioso patriarca San Francisco, y de sus primeros discipulos (Siviglia, 1698).
[12] Chronica de la seraphica religion del glorioso patriarcha San Francisco de Assis (Roma, 1756).
[13] Historia de las llagas de nuestro serafico padre San Francisco (Madrid, 1617).
[14] Anales de la Orden de los Menores (Valencia, 1652).
[15] Árbol seráfico de toda la orden de San Francisco (Barcellona, 1703).
[16] Compendium
privilegiorum fratrum minorum et aliorum fratrum mendicantium ordine alphabetico congestum (Venezia, 1530).
[17] Compedio histórico Lego-Seráfico. Fundación de la Orden de los Menores, sus familias, provincias, conventos, individuos, timbres, grandezas y glorias más singulares (Madrid, 1745).
[18] Sulla figura di Marcos de Lisboa esiste una
vasta bibliografia, si segnalano qui:
DE FREITAS CARVALHO, J. A. (a cura di), Quando os Frades faziam História: de Marcos de
Lisboa a Simão de Vasconcellos, C.I.U.H.E., Porto 2001; Id., Frei Marcos
de Lisboa: cronista franciscano e Bispo do Porto, C.I.U.H.E., Porto 2002. In particolare si segnala il contributo di RUSCONI, R., Frei
Marcos de Lisboa le “Crónicas da Ordem de Sao Francisco”: un raccoglitore delle
memorie storiche e agiografiche del francescanesimo medievale, pp. 275-296.
[19] L’edizione
consultata è quella stampata ad Alcalá tra il 1562 ed il 1567 e a Salamanca nel
1570. Esiste un’edizione anastatica della Crónicas con introduzione e note di DE FREITAS CARVALHO, J. A. (a cura di),
Marcos de Lisboa Crónicas da Ordem dos Frades Menores, C.I.U.H.E., Porto
2001.
[20] Utilizzando deducit per deducat, vellet
per velit, tu per vos, tibi per vobis.
[21] Tra l’ampia bibliografia si segnala CASALINI, F., Luke
Wadding O.F.M.: l’annalista dei Francescani, Vita e Pensiero, Milano, 1936;
ESHPETER, H., «Luc Wadding, sa vie et ses oeuvres», Studium, X (1957),
pp.208-217; PANDŽIĆ, B., «Gli Annales Minorum di Luca Wadding», Archivium
Franciscamun Historicum, 70 (1977), pp. 656-666. Si segnala altresì il
profilo biografico dell’autore tracciato nell’appendice del volume PINACCINI,
P., Padre Girolamo Gubovich (1865-1941), Ets, Milano, 2016, pp. 635-637.
[22] Tale argomento ha una vastissima bibliografia. Tra i vari autori si segnalano qui: FLOOD, D., Die Regula non bullata der Minderbrüder, Coelde, Werl, 1967; Introduzione alla Regola francescana : contributi e studi sulla Regola di S. Francesco, Edizioni francescane, Milano, 1969;; ESSER, K., Textkritische Untersuchungen zur Rnb, Editiones Collegii S. Bonaventurae ad Claras Aquas, Grottaferrata, 1974; GARRIDO, J., La forma de vida franciscana. Introducción teológica a la Regla de san Francisco de Asís, Editorial Aránzazu, Aránzazu, 1975; CONTI, M., CARDAROPOLI, G. L., Approccio storico-critico alle Fonti Francescane, Edizioni Antonianum, Roma, 1979, pp. 73-98; GARRIDO, J., La forma de vida franciscana ayer y hoy, Editorial Aránzazu , Aránzazu, 1985; RACCA, G., La Regola dei Frati Minori, Santa Maria degli Angeli, Assisi, 1986; Quaglia, A., La Regola francescana. Lettura storico-esegetica, Edizioni Porziuncola, Assisi, 1987; Id., Due regole a confronto: San Benedetto e San Francesco, Edizioni Messaggero, Padova, 1990; Id., Documenti sulla genesi della Regola francescana, bistrattati e distorti, in Studi Francescani, 96 (1999), pp. 177-187; Id., La vera genesi della Regola Francescana, S. Maria degli Angeli, Assisi, 2002; DOZZI, D., Il Vangelo nella Regola non bollata di Francesco d’Assisi, Istituto storico dei Cappuccini, Roma, 1989; VOLLOT, B., Hugues de Digne et la Règle de 1216, «Collectanea Franciscana», 66 (1996), pp. 381-429; Id., «La vie des frères mineurs de 1216», Miscellanea Francescana, 99 (1999), pp. 265-319; Id., «La Règle de frères mineurs de 1216», Franciscana. Bollettino della Società internazionale di studi Francescani, 2 (2000), pp. 137-151; PELLEGRINI, L., Contesti, tempi e ambienti della diffusione di un testo. A proposito della tradizione manoscritta della prima Regola minoritica, in Roma, magistra mundi. Mélanges offerts au P. Leonard E. Boyle OP, vol. II, Edizioni Jacqueline-Hamesse, Louvain-la-Neuve, 1998, pp. 667-685; CICERI, A., La Regula non bullata. Saggio storico-critico e analisi testuale, in ACCROCCA, F., CICERI, A., Francesco e i suoi frati, Edizioni. Biblioteca Francescana, Milano, 1998, pp. 125-264; BEZUNARTEA, J. M., Tras Francisco de Asís. Reflexiones espirituales, Curia Provincial de Capuchinos, México, 2000; SALVATORE, N., «La Regola francescana tra tensione ideale e concretezza storica», Italia Francescana, 78/1 (2003), pp. 111-161; Uribe, F., «Comentar hoy la regla franciscana. El “nuevo curso” en la interpretación de la Regla Bulada, cincuenta años despues del “Werkbuch”», Collectanea Franiscana, 76 (2006), pp. 119-160; Id., La Regla de san Francisco: letra y espíritu, Espigas, Murcia, 2006.
[23] Si veda ESSER, K., Origini
e inizi del movimento e dell’Ordine francescano, Jaca Book, Milano, 1975, seconda
edizione con introduzione di L. IRIARTE, Milano, 1997 e terza con introduzione
di G. PASQUALE, Milano, 2009.
[24] SABATIER, P., Vie de Saint François d’Assise, Fischbacher, Paris,
1931. Così ZERBI, P., San
Francesco d’Assisi e la Chiesa Romana, in Francesco d’Assisi nell’ottavo centenario della nascita,
Edizioni Vita e Pensiero, Milano, 1982, p. 90; della stessa idea da CAMPAGNOLA, S., Francesco nei suoi scritti e nelle sue biografie dei secoli xiii-xiv, Porziuncola, Assisi, 198,
p 36; SCHMUCKI, O., Gli scritti legislativi di san Francesco, in
CONTI, M., CARDAROPOLI, G. L., Approccio storico-critico op. cit., pp.
90-96, l’autore definisce “questo
giudizio molto radicale”, p. 95. Si
veda anche PAOLAZZI, C., Lettura degli “Scritti” di Francesco
d’Assisi, Biblioteca Francescana, Milano, 2002, p. 365;
MICCOLI, G., Francesco d’Assisi: Realtà e memoria di un’esperienza cristiana,
Einaudi, Torino, 1991, pp. 73-97.
[25] FELD, H., Franziskus
von Assisi und seine Bewegung, Wissensch Buchgesellschaf, Darmstadt, 1994;
dello stesso avviso è DA SPINETOLI, O., Francesco: l’utopia che si fa storia.
Campagnola, Assisi, 1999; più equilibrato è IOZELLI, F., «Francesco d’Assisi tra Vangelo e Chiesa», Frate Francesco 67 (2001), pp.
7-37.
[26] Per la Regola
dei Frati Minori vi era un divieto di “annotazione interpretativa del testo
normativo” che stabiliva, in caso di inosservanza, la scomunica prescritta da
Niccolò III nel Exiit qui seminat ed accolta nel Liber Sextus;
essa «risulta in effetti priva delle glosse di Giovanni di Andrea, che
nell'apparato ordinario alla compilazione di Bonifacio VIII si arrestavano di
fronte a tale costituzione dichiarando esplicitamente la volontà di obbedire al
divieto»: SINISI, L., Oltre il Corpus iuris canonici, Rubbettino, Soveria
Mannelli, 2009, p. 224 nt. 288. Così anche ELIZONDO, F., «Bulla “Exiit qui
seminat” Nicolai III (14 augusti 1279)», Laurentianum, 4 (1963), p. 79;
IRIARTE, L., Storia del francescanesimo, Edizioni Dehoniane, Napoli,
1982, pp. 103-106. Le edizioni della Regola sono elencate da ELIZONDO, F.,
«Ponteficiae interpretationes Regulae franciscanae usque ad annum 1517», Laurentianum,
1(1969), p. 338.
[27] LEHMANN, L., La
minorità nella Regola non bollata: proposte e reazioni, in PADOVESE, L. (a
cura di), Minores et subditi omnibus. Tratti caratterizzanti dell’identità
francescana. Edizioni Collegio S. Lorenzo da Brindisi (Laurentianum), Roma,
2003, pp. 98-118; URIBE, F., «Omnes vocentur fratres minores» (Reg NB 6,3).
Verso un’identificazione della minorità alla luce degli Scritti di Francesco,
in PADOVESE, Minores et subditi omnibus, op. cit., pp. 119-160.
[28] Una copia di
questa cronaca è conservata presso l’Archivio Franciscano Ibero-Oriental de
Madrid.
[29] Una delle copie è
custodita presso l’Archivio de la Provincia Bética Franciscana del convento
della Virgen de Loreto de Espartinas (Sevilla).
[30] Pubblicata solo nel 1996 dall’Editorial Cisneros di Madrid nella collana «Crónicas de España».
[31] Solo recentemente trascritta da Prudencio Leza Tello, Fundación Cultura y Misión Francisco de Asís, Martos (Jaén), 2012.
[32] Codice 24.
[33] SÁNCHEZ GIL, La
historiografía franciscana…, op. cit., pp. 71-84.
[34] PAOLAZZI, Scritti di San Francesco d’Assisi, in
CAROLI, Fonti Francescane..., op. cit., p. 29.